Ci sono strade che non raccontano la città con le lapidi, con i monumenti o con le grandi targhe istituzionali. La raccontano attraverso le insegne che resistono, le serrande che si alzano ogni mattina, le vetrine che da decenni guardano passare generazioni di famiglie, studenti, lavoratori, anziani, turisti distratti e cittadini che magari non si accorgono più del valore che hanno sotto gli occhi.
A Rieti alcune di queste storie si trovano nel cuore del centro storico. Non sono concetti astratti. Hanno nomi, indirizzi e volti: Gioielleria Albini in via Roma 65, Profumeria De Luca in via Roma 26, Orologeria Formichetti in via Pennina 37 e Gioielleria Melchiorri in via Giuseppe Garibaldi 269/271. Il progetto Botteghe Storiche Rieti le presenta come quattro attività che celebrano l’artigianato locale e valorizzano professioni capaci di raccontare storia e identità della città.
La Gioielleria Albini è forse uno degli esempi più forti di questa continuità. La sua storia parte addirittura dal 1895, quando l’attività nasce come Gioielleria Giannelli, per poi essere rilevata nel 1929 da Bruno Albini. Nel tempo il testimone passa a Dante Albini e poi a Maria Letizia, che nel 2006 sceglie di dedicarsi completamente alla gioielleria di famiglia dopo una carriera nell’insegnamento. Dentro questa storia c’è anche un dettaglio prezioso: una vetrina lignea dei primi del Novecento, opera del maestro ebanista Nicoletti, ancora oggi conservata.
Questo è esattamente il tipo di racconto che un territorio dovrebbe imparare a proteggere. Perché non stiamo parlando soltanto di un negozio. Stiamo parlando di una continuità urbana. Di una bottega che ha visto cambiare la città intorno a sé, mantenendo una presenza riconoscibile. In un centro storico spesso attraversato più che vissuto, queste attività diventano punti fermi. Sono coordinate emotive prima ancora che commerciali.

La Profumeria De Luca racconta un’altra traiettoria, quella della migrazione, del mestiere e della famiglia. Nei primi anni Trenta Antonio De Luca arriva a Rieti da Sant’Elena Sannita, in Molise, portando con sé la maestria nell’affilatura tipica degli arrotini della sua terra. Nel 1936 fonda al civico 26 di via Roma un’attività di profumeria, pelletteria e coltelleria, continuando anche l’arte dell’affilatura. Nel 1960 l’attività passa alla figlia Mafalda e nel 2000 Domenico De Luca ne diventa titolare, proseguendo la storia della bottega.
Qui la parola “locale” assume un significato più profondo. Una realtà locale non è sempre qualcosa che nasce ferma nello stesso luogo. A volte nasce da un arrivo, da un trasferimento, da una competenza portata altrove e messa radici. La città si costruisce anche così: attraverso persone che arrivano, lavorano, aprono una bottega, diventano parte della memoria collettiva e finiscono per appartenere al territorio quanto chi ci è nato.
L’Orologeria Formichetti porta invece dentro la città il valore di un mestiere di precisione. Enzo Formichetti è stato in attività come orologiaio dal 1965 per 58 anni, senza contare l’apprendistato presso lo storico laboratorio dell’orafo Piccirilli. La sua attività nasce in via Alemani e nel 1973 si sposta in via Pennina, dove il testimone passa poi al figlio Simone. La bottega racconta il fascino di un lavoro fatto di ingranaggi, mano ferma, pazienza e competenza.
In un tempo in cui l’ora la leggiamo sul telefono, l’orologiaio sembra quasi una figura fuori epoca. In realtà è l’esatto contrario: è la prova che alcune competenze restano necessarie proprio perché non sono sostituibili dalla fretta. Riparare un orologio significa entrare in un meccanismo, capire, rispettare, intervenire senza distruggere. È una metafora perfetta per un centro storico: anche una città non si rilancia cancellandone l’anima, ma rimettendo in movimento ciò che rischia di fermarsi.
La Gioielleria Melchiorri aggiunge un altro tassello a questo racconto. La tradizione della famiglia parte da Franco Melchiorri, orologiaio e fondatore dell’attività che dal 1962 esercitava la professione a Rieti in via Garibaldi 269-271. Oggi la gioielleria è gestita da Alessandro e Roberto Melchiorri. Alessandro cura creazione, riparazione e trasformazione dei gioielli; Roberto prosegue il lavoro legato alla manutenzione e alla cura degli orologi.
Queste botteghe non sono solo esercizi commerciali. Sono piccole istituzioni quotidiane. Hanno costruito fiducia prima ancora che fatturato. Hanno accompagnato regali, matrimoni, ricorrenze, passaggi familiari, abitudini, riparazioni, scelte personali. In una città, il commercio storico non è soltanto scambio economico. È relazione. È riconoscimento. È memoria che resta accessibile a tutti, anche solo passando davanti a una vetrina.
(fonte: botteghestoricherieti.it)
Il tema è ancora più importante se si guarda il quadro generale dell’artigianato reatino. Secondo CNA Rieti, al 31 dicembre 2023 le aziende iscritte all’Albo delle imprese artigiane della provincia erano 3.465. Lo stesso approfondimento segnala però un dato di difficoltà: dal 2009, anno in cui l’Albo registrava 4.166 imprese iscritte, la perdita è stata di 701 imprese, con un decremento del 16,8%.
Questi numeri spiegano perché raccontare le botteghe storiche non è un esercizio nostalgico. È una forma di attenzione economica e culturale. Se un territorio perde imprese artigiane, non perde soltanto partite IVA. Perde saperi, apprendistati, competenze manuali, relazioni con i clienti, presidi di prossimità e pezzi di identità urbana.
Anche Confartigianato Imprese Rieti ha recentemente celebrato questo patrimonio con la presentazione del volume “Eredi di un’arte antica”, che raccoglie storie di imprese artigiane del Lazio, tra cui sedici della provincia di Rieti con oltre quarant’anni di attività e un concreto passaggio generazionale. Tra i premiati compaiono anche nomi e realtà del Comune di Rieti e della provincia, dalla Pasticceria Fiori a Labart srls, dal Molino Santa Susanna di Rivodutri alla Pirotecnica Morsani di Belmonte in Sabina.

Ecco allora il punto: Rieti non deve inventarsi una narrazione dal nulla. Ce l’ha già. Deve solo imparare a metterla in ordine, renderla visibile, trasformarla in contenuto permanente, farla uscire dai confini della conoscenza locale e portarla davanti a cittadini, scuole, turisti, imprese e visitatori.
Qui entra in gioco 100xcentro. Vogliamo creare una vetrina editoriale viva, capace di raccontare le singole realtà con nome, storia, e magari immagini, video, interviste, incontri e contenuti collegati.
Questo per noi è promuovere davvero le realtà locali. Non dire che sono importanti, ma mostrarle. Non celebrarle in astratto, ma farle conoscere. Non trasformarle in slogan, ma in contenuti capaci di restare online, essere condivisi, essere trovati su Google e magari diventare un evento, una visita, una testimonianza o un video.